“La città con e per i giovani/i giovani con e per la città”

 

Rovereto, dicembre 2000

 

Premessa

 

            Come associazioni che, nella primavera scorsa, hanno dato vita al coordinamento organizzativo di quanti nella città di Rovereto operano nell’ambito delle politiche giovanili, intendiamo sottoporre, all’attenzione del Sindaco e della Giunta, i cinque punti programmatici elaborati all’epoca, ulteriormente sostanziati da proposte progettuali concrete, ribadendo la volontà di instaurare rapporti di collaborazione con l’ amministrazione comunale.

            In particolare riteniamo che nel bilancio di previsione 2001-2003:

 

1.      Sia necessario garantire risorse finanziarie adeguate per gli interventi a vantaggio dei giovani

 

La spesa sostenuta nella prevenzione del disagio e nella promozione della persona è da considerarsi un investimento positivo per il futuro e non uno spreco.

In questo ambito risulta urgente giungere ad una riorganizzazione delle risorse disponibili (finanziarie, professionali, umane e di struttura), da finalizzare con maggiore efficienza ed efficacia ad un’ effettiva garanzia dei diritti dei cittadini, piuttosto che alla gestione di servizi burocratizzati.

Gli attuali interventi nel campo delle politiche giovanili devono essere incrementati.

 

 

Nel contempo gli investimenti di spesa previsti vanno utilizzati al meglio, consentendo l’attuazione operativa di quanto previsto in bilancio, certamente non muovendosi in un’ottica di risparmio contabile (vedi scheda di spesa attività sociali cap.3815; progetto “Ali di gabbiano” utilizzati circa 20 milioni sui 60 inseriti in bilancio per l’anno 2000).

 

2.      Risulti opportuno il coordinamento complessivo della progettualità e l’integrazione tra istituzioni, tra istituzioni e servizi pubblici e privati, tra i diversi interventi

 

Ribadiamo la convinzione che il Sindaco si debba assumere la piena responsabilità del coordinamento degli interventi nel campo delle politiche giovanili che, per loro natura, non sono riassumibili all’interno di un unico assessorato ma, al contrario, coinvolgendo istruzione/cultura/assistenza/sanità/lavoro/tempo libero/sport, sono trasversali alle diverse competenze assessorili.

Si chiede che negli interventi e nel loro coordinamento vengano attuate prassi effettive di partecipazione e di consultazione, coinvolgendo nel momento ideativo, progettuale e di verifica, i servizi e le risorse istituzionali, ma anche associazioni, volontariato, privato sociale, gruppi di giovani aggregati su un problema, équipe di operatori interessati a cooperare.

A tale scopo risulta rilevante l’attuazione di quanto previsto dallo Statuto del Comune di Rovereto, in particolare

·        dall’art. 7 “Valorizzazione delle libere forme associative e del volontariato” commi 1/2/3, ma soprattutto del comma 7 qui riportato integralmente “Il comitato consultivo delle associazioni e delle organizzazioni di volontariato operanti nel comune e iscritte all’albo, eletto dall’assemblea dei loro rappresentanti secondo regole autonomamente determinate, esprime pareri e proposte con le modalità previste dal presente statuto e dai regolamenti”

·        dall’art. 8 “Consulte” commi 1 e 2.

 

In questa fase di avvio della nuova amministrazione comunale chiediamo

a)      di poter essere messi nelle condizioni di leggere, capire, interpretare il bilancio di previsione, supportati dall’intervento dei tecnici comunali, al fine di poter garantire il nostro contributo ideativo

b)      di avviare una mappatura delle risorse del territorio nel settore giovanile per consentire percorsi di conoscenza reciproca, informazione, formazione degli operatori condivisa e congiunta

 

 

Intendiamo sottolineare, con particolare forza, come l’esperienza maturata nel corso del tempo ci abbia convinti della necessità di intervenire nell’ambito delle politiche giovanili in una dimensione di progettualità complessiva e non frammentata, o peggio ancora episodica, al fine di garantire effettivi risultati di prevenzione e promozione della persona e della qualità della vita.

 

3.      Mantenere alta l’attenzione ai soggetti deboli

 

Una parte di giovani roveretani si trova a dover affrontare, fin dall’infanzia o dall’adolescenza, percorsi difficili. Queste ragazze e questi ragazzi, che vivono situazioni di disagio dovute a problemi familiari, di salute mentale e fisica o di integrazione sociale, hanno una necessità maggiore degli altri, di essere chiamati a percorsi di costruttività e di senso.

Anche molti giovani con handicap hanno bisogno di poter far parte, a tutti gli effetti, della città insieme ai loro coetanei.

Pensiamo, poi, al fenomeno dell’immigrazione. Ragazzi e ragazze che lasciano il loro paese senza mezzi e con molta voglia di inserirsi produttivamente nella nuova realtà e di proseguire nella loro storia personale.

Infine ci sono i giovani zingari per i quali è necessario programmare interventi oltre l’assolvimento dell’obbligo scolastico.

Per tutti questi soggetti vanno pensate, con attenzione, azioni che consentano una reale integrazione nel contesto sociale, nel rispetto  e nella valorizzazione delle diversità di ciascuno e di tutti.

 

4.      Progettare, prevedere, recuperare luoghi, spazi, strumenti, risorse per l’aggregazione giovanile

 

L’assenza di un gruppo di riferimento produce nel giovane solitudine ed estraneazione dal contesto sociale; d’altra parte l’appartenenza ad un gruppo isolato, non sostenuto dalla collettività può favorire l’emergere di comportamenti di conformismo deviante o di emarginazione. E’ necessario:

a)      sollecitare i giovani all’aggregazione, favorire i gruppi formali e informali già aggregati, recuperare luoghi/spazi/strumenti/risorse perché possano suonare, disegnare, scrivere, pensare individualmente e collettivamente, parlare, produrre qualcosa per sé e per gli altri

b)      incrementare i luoghi di accoglienza diurna per i preadolescenti e progettare qualcosa di nuovo per le fasce dai 6 ai 13 anni e dai quattordici ai diciotto anni

c)       dar vita a veri e propri laboratori dell’esprimersi e del fare diffusi sul territorio cittadino in cui le diverse anime giovanili possano incontrarsi, relazionarsi tra loro, cominciare a mettere in pratica reciprocità, solidarietà, condivisione

d)       pensare a figure professionali di adulti (operatori singoli o in equipe) da affiancare ai ragazzi e alle ragazze che in prima persona progettano, realizzano, gestiscono in forma cooperativa tali luoghi

 

L’apertura del Centro diurno per preadolescenti e della Sala prove per gruppi musicali sono incoraggianti, ma evidentemente non sono sufficienti a dare risposte alle domande, esplicite ed implicite, delle nuove generazioni di questa città.

 

            In particolare riteniamo un vero e proprio lutto per la città

·        la fine dell’esperienza del “Centro sociale” che ha rappresentato un momento di dibattito/confronto/sintesi tra linguaggi, sensibilità, culture diverse

·        la chiusura dell’Oratorio Rosmini, vero e proprio centro aggregativo e di accoglienza dei giovani, non solo cittadini italiani, ma anche cittadini marocchini, albanesi, pakistani, serbi, bosniaci, kossovari

·        la precarietà o, peggio ancora, l’assenza di sedi per quanto riguarda i gruppi scout sia Agesci che Cngei.

 

.           Nella dimensione dell’accoglienza pare, inoltre, non più procrastinabile la progettazione  e la realizzazione di una “Casa dello studente”, dato che Rovereto nel tempo si è connotata come centro di formazione ed educazione e in quanto tale riceve e ospita centinaia di studenti provenienti da fuori città.

 

5.      Progettare l’ accoglienza dei  soggetti in difficoltà

 

Sono in costante aumento i preadolescenti e gli adolescenti in situazioni di disagio per ragioni sociali e familiari e ragazzi e ragazze che incorrono in procedimenti penali a seguito di reati quali lo spaccio di sostanze stupefacenti e il furto. Questi minori hanno necessità di essere accolti temporaneamente, in comunità educanti per consentire loro un recupero di elementi di costruttività dell’esistenza.

 

Costituisce un’urgenza l’apertura in città di una o più strutture educative che consentano risposta pronta e certa a sofferenze e difficoltà e l’avvio o rilancio di un progetto affidamento.

Attualmente sono circa 600 i milioni per le rette di affidamento minori a strutture educativo-assistenziali a carattere residenziale e semiresidenziale, nella quasi totalità fuori città, data l’assenza sul territorio comunale di centri di accoglienza di questo tipo e nel contempo 150 i milioni per contributi di affidamento a famiglie affidatarie (vedi scheda attività sociali cap. 3816 bilancio 2000).

Riteniamo che questo ambito di intervento vada ripensato e riprogettato.

 

 

 

documento a cura del

 

Coordinamento delle associazioni

 

Associazione Ubalda Bettini Girella, Comunità Murialdo, Associazione Provinciale per i Problemi dei Minori, AGESCI Scout, CNGEI Corpo nazionale giovani esploratori italiani, Il Cerchio Magico, Associazione Genitori Insieme, Fondazione Città di Rovereto, Cooperativa Kaleidoscopio, Associazione Nazionale Famiglie Adottive e Affidatarie

 

 

 

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